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SABATO DOMENICA 29-30 OTTOBRE 2011

 in anno 155 post Freud amicum natum


I miei ultimi dodici anni
 

     Benché rapido quanto ai tempi storici (lenti), sono stato un uomo lento che preferirebbe il tic-tac temporale, cioè la presenza puntuale all’appuntamento:

     ma almeno ho dedicato la mia vita (compio settant’anni) a far sì che la mia ontogenesi ricapitoli e perfino anticipi la filogenesi, iperlentissima.

 

     Rammento ciò che ho già ripetuto:

     che l’ideologia del progresso, che vorrei ci fosse, si infrange contro la costatazione che siamo sempre all’uomo vecchio:

     1° la Teoria dell’istinto o dell’uomo-animale (in particolare la stupida e penosa Teoria dell’istinto sessuale), 2° la Teoria dell’amore come innamoramento, 3° la Teoria ontologica, 4° la Teoria religiosa (cristianesimo come religione, senso come religioso).

 

     A volte mi rimprovero la lentezza (che mi ha anche procurato inconvenienti), compensata però dall’essere pervenuto al principio della mappa (il Pensiero di natura) prima di disegnarne, anche quotidianamente (Think! anzitutto), la varia geografia politica in ogni argomento (semper condenda).

 

     All’individuazione dei quattro capitoli dell’uomo vecchio, di cui sono specialmente soddisfatto, sono pervenuto solo pochi anni fa, con conseguenze molto estese e illimitate come si vede da Think!, in cui riesco a coniugare orgoglio e modestia:

     il che auguro a tutti, è un felice coniugio di cui molti bambini sono capaci.

 

     Mi piace avere soddisfatto il desiderio tardivo di essere un lavoratore o produttore, smettendola con il vizio (costoso e infruttuoso) di fare il maestro o il capo:

     la Società Amici del Pensiero è una Società di produttori, cantina sociale di vinificatori individuali:

     è un paragone che apprendevo parecchi anni fa, quando avevo una casa a Manarola delle Cinque Terre.

 

     P S

 

     Non penso che la filogenesi diventerà svelta come la mia lenta ontogenesi, semmai ci sono indizi di peggioramento:

     penso che la soluzione sia quella dantesca del “non ragioniam di lor, ma guarda e passa” (Inf. III, 51), evitando scontri inutili quando non dannosi e aggravanti:

     non tutti gli analizzandi ci arrivano, e si perdono a ragionar di lor cioè la fissazione critica, quando non il ritorno al disordine costituito.