|
Una
persona che ben conosce il napoletano mi ha appena informato
di uno straordinario detto che definisco diagnostico:
“Freddo di chiamata”.
Noi
psicoanalisti siamo a corto di diagnostica
- per
non dire della miserabile diagnostica psichiatrica di oggi,
prima almeno avevamo quella kraepeliniano-freudiana -,
e non
sappiamo approfittare dell’abbondante diagnostica che è
disseminata nella lingua.
In
questo esempio si tratta di una diagnosi di frigidità in
generale, di cui quella comunemente nota è solo un caso
particolare, e che ha il merito di descrivere la frigidità
in ambedue i sessi anche fuori dalla vita sessuale:
si
tratta di chi non si lascia ec-citare, chiamare fuori, ossia
che non va all’appuntamento neppure quando ci va fisicamente
(a volte perfino facendo sesso).
Non
faccio metafora, si tratta propriamente di patologia, o di
quello s-venimento di cui quello corrente è solo un caso
particolare:
e in
fondo l’analisi dovrebbe portare a riconoscere la
diagnostica generale come condizione per la guarigione da
una diagnostica particolare.
Un
altro esempio di autentica diagnostica presente nella lingua
è l’espressione “perdere la testa” per descrivere
l’innamoramento:
che ne
è definito per quello che è, un caso di demenza, ossia il
“narcisismo” come schizofrenia.
Un
altro caso di frigidità è quello di tutti coloro che non si
lasciano contaminare da una parola nuova, o da un nuovo giro
di frase e di argomentazione:
ne ho
dato l’esempio più grave che conosco a proposito di qualcuno
che ha continuato a pronunciare “Uìttengstein” anche dopo
avere ascoltato numerosi cultori di questo autore:
non do altri esempi recenti del genere perché alcuni si
potrebbero riconoscere. |