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mercoledì 12 ottobre 2011


“FREDDO DI CHIAMATA”
 

     Una persona che ben conosce il napoletano mi ha appena informato di uno straordinario detto che definisco diagnostico:

     “Freddo di chiamata”.

 

     Noi psicoanalisti siamo a corto di diagnostica

     - per non dire della miserabile diagnostica psichiatrica di oggi, prima almeno avevamo quella kraepeliniano-freudiana -,

     e non sappiamo approfittare dell’abbondante diagnostica che è disseminata nella lingua.

 

     In questo esempio si tratta di una diagnosi di frigidità in generale, di cui quella comunemente nota è solo un caso particolare, e che ha il merito di descrivere la frigidità in ambedue i sessi anche fuori dalla vita sessuale:

     si tratta di chi non si lascia ec-citare, chiamare fuori, ossia che non va all’appuntamento neppure quando ci va fisicamente (a volte perfino facendo sesso).

 

     Non faccio metafora, si tratta propriamente di patologia, o di quello s-venimento di cui quello corrente è solo un caso particolare:

     e in fondo l’analisi dovrebbe portare a riconoscere la diagnostica generale come condizione per la guarigione da una diagnostica particolare.

 

     Un altro esempio di autentica diagnostica presente nella lingua è l’espressione “perdere la testa” per descrivere l’innamoramento:

     che ne è definito per quello che è, un caso di demenza, ossia il “narcisismo” come schizofrenia.

 

     Un altro caso di frigidità è quello di tutti coloro che non si lasciano contaminare da una parola nuova, o da un nuovo giro di frase e di argomentazione:

     ne ho dato l’esempio più grave che conosco a proposito di qualcuno che ha continuato a pronunciare “Uìttengstein” anche dopo avere ascoltato numerosi cultori di questo autore:

     non do altri esempi recenti del genere perché alcuni si potrebbero riconoscere.