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mercoledì 5 ottobre 2011


PUERILITA’
 

     Nel pensiero corrente rintracciamo il Padre puerile nel sovratono e nel sottotono:

 

     1. nella condensazione dei due casi si tratta di Babbo natale, puerilità annuale dell’occidente;

 

     2. nel Padre banalizzato all’ingiù, piccoloborghese, si tratta della “figura paterna” distinta da quella materna della Psicologia (che figura!), che già ironizzavo come “Onesto lavoratore, buon padre di famiglia”;

     3. nel Padre banalizzato all’insu, si tratta di quello che Freud individuava come primo gradino per il Dio della religione[1], grande-grande-grande-grande …, buono-buono-buono-buono …, potente-potente-potente-potente …, misericordioso-misericordioso-misericordioso-misericordioso …, amoroso-amoroso-amoroso-amoroso- … eccetera (il solito kitsch di attributi da mercatino spirituale):

     penserà poi La Madre a svillaneggiarlo, e impensierito da ciò un Papa ha sentito di dovere dichiarare che “Dio è anche un po’ mamma” (cose da papicidio!)

 

     Il top della banalizzazione all’insu è venuto dalla modernità “credente”, ed ecco il Dio infinito (infinito numerico applicato agli attributi), la robaccia spirituale di Pascal e già di Suarez:

     in cui Dio e il verme hanno in comune l’essere “Enti”, e differiscono solo come infinito e finito.

 

     Per uccidere il Padre non occorre far colare il sangue (evenienza rarissima):

     bastano i tre casi appena riassunti.

 

     In tanto parricidio resta qualcosa?

     io ho trovato di sì, con l’aiuto del diritto romano:

     resta il significato di fonte dell’eredità ossia di possesso legittimo:

     della tradizionalissima parola “Padre” resta il concetto di pensiero di incremento legittimo dei beni.

    

     Fin dal primo giorno - anzi biblicamente parlando dal secondo - si pone la questione se esista possesso legittimo:

     c’è chi ne ha dubitato (Proudhon, “la proprietà è un furto”).

 

     C’è anche chi ci ha ripensato, per esempio S. Francesco la cui “povertà” non significava virtuoso apprezzamento per le toppe nel sedere:

     a Versailles si sarebbe trovato benissimo ospite di Luigi XIV, senza forzieri né soldi nel materasso né posto fisso, insomma un precario per vocazione che sa offrire i suoi servigi senza servitù volontaria.

 

     Uno psicoanalista, se ci fosse, ne sarebbe un caso particolare.

 

     Si tratterà di tutto questo nel Corso annuale Il regime dell’appuntamento.


 

[1] “Tutto consiste nella relazione figlio-padre, Dio è il padre innalzato”, Lavvenire di unillusione, cap. 4.