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Non me
ne occuperei ancora se non riguardasse ben altro che le
religioni.
Freud
ne ha parlato con chiarezza in L’avvenire di un’illusione
(cap. 5), sul quale non torno, salvo annotare solo ora
che egli lo qualifica “di natura violenta”.
Questa
proposizione attribuita a Tertulliano, “Credo perché è
assurdo”, mi risulta definitivamente chiara solo da poco:
nella
frase “assurdo” non designa anzitutto il contenuto del
credere bensì l’atto del credere, e solo da questo
momento possiamo spostarci sul contenuto.
Tertulliano affermava di non sapere che cosa diceva proprio
nel pronunciare la parola “credo”, ma lui stesso non se ne
rendeva conto, e quasi tutti dopo di lui:
ma
involontariamente ci ha reso un servizio, segnalando
all’intera umanità l’ignoranza del significato di questa
parola.
Io
ritengo di averlo realizzato proponendo “fede” come nome del
giudizio di affidabilità, razionale come tale
(giudizi di innocenza e di consistenza uniti):
posto
questo concetto, allora sono con San Paolo quando
dice che il giusto vive di fede:
allo
stato, il numero dei giusti non supera quello di Abramo a
proposito di Sodoma.
E’ il
giudizio di cui vive il regime dell’appuntamento, cosa molto
pratica e quotidiana.
Ciò
che dico è esigente ma non disperante, alla portata di
tutti:
per essere affidabili si comincia dal non avere
obiezioni di principio ad alcunché, atto o persona o
inferenza. |