|
Mi
sembra di ricordare che questa triviale espressione ha
nobili natali ma non ricordo quali (Boccaccio?, Rabelais?,
Gadda?)
In
ogni caso la riferisco a ciò che scrivevo ieri (Voglia di
Sant’Uffizio), e senza speciale riferimento a
faccende religiose che per me psicoanalista, anche come
cristiano, hanno scarso interesse.
Ho già
scritto, anche a proposito di M. Lutero, che la questione
millenaria è la permanente mancanza di significato o
concetto della parola “credere” o “fede”:
scriveva bene J. Lacan che “non si sa mai bene che cosa
crede chi crede, e che cosa non crede chi non crede”.
Ho già
scritto recentemente di Lutero che ha perso l’occasione di
cogliere la suddetta mancanza di significato nella storia,
per invece limitarsi a rilanciare la parola “fede” nella
vuotezza, e peraltro debolmente (osservavo che “fromm”
cioè pio non è sinonimo di “credente”).
Nella
mancanza di concetto si è presa inevitabilmente la strada
dell’occultista “Mistero”, la tomba del pensiero e anche
della possibile fede.
Da anni propongo che “fede” ha significato solo se
significa giudizio di affidabilità, come tale razionale. |