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lunedì 26 settembre 2011


“NON CREDE NEANCHE NEL PANCOTTO”
 

     Mi sembra di ricordare che questa triviale espressione ha nobili natali ma non ricordo quali (Boccaccio?, Rabelais?, Gadda?)

 

     In ogni caso la riferisco a ciò che scrivevo ieri (Voglia di SantUffizio), e senza speciale riferimento a faccende religiose che per me psicoanalista, anche come cristiano, hanno scarso interesse.

 

     Ho già scritto, anche a proposito di M. Lutero, che la questione millenaria è la permanente mancanza di significato o concetto della parola “credere” o “fede”:

     scriveva bene J. Lacan che “non si sa mai bene che cosa crede chi crede, e che cosa non crede chi non crede”.

 

     Ho già scritto recentemente di Lutero che ha perso l’occasione di cogliere la suddetta mancanza di significato nella storia, per invece limitarsi a rilanciare la parola “fede” nella vuotezza, e peraltro debolmente (osservavo che “fromm” cioè pio non è sinonimo di “credente”).

 

     Nella mancanza di concetto si è presa inevitabilmente la strada dell’occultista “Mistero”, la tomba del pensiero e anche della possibile fede.

 

     Da anni propongo che “fede” ha significato solo se significa giudizio di affidabilità, come tale razionale.