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E’ da
cultore del pensiero in tutto il suo campo (“psicoanalista”)
che scrivo ciò che scrivo.
Questa
mia voglia la comprenderebbe meglio un robusto anticlericale
d’altri tempi che un mollaccione cattolico, vedremo subito
perché.
Mi
sono trovato in palude più volte, e ho fatto ricorso a tutti
i buoni uffici compreso il mio, senza il quale non ne sarei
uscito:
tra
gli uffici esterni al mio, oggi avrei voglia di Sant’Uffizio
stante la palude “Mistero”.
Posso
dirlo in un’epoca in cui la Chiesa ha perso quasi tutti i
suoi poteri e sta perdendo i pochi che le restano:
un po’
di Sant’Uffizio significherebbe almeno qualche etto di sano
orgoglio discorsivo, che non comporta alcuna violenza (la
violenza inquisitoriale si legava a rinuncia discorsiva).
Prendo
due fitte pagine di un autore indubbiamente vittima delle
sabbie mobili del “Mistero”, che nel disagio tenta di
liberarsene solo per affondarvi di più.
La
vittima la si vede subito (prime tre righe) nel suo
inquadrare il linguaggio nel Mistero - “il linguaggio è
misterioso”: ma come gli viene in mente! -, con dichiarata
analogia all’inquadramento del tramonto nello struggimento -
che “un tramonto è struggente” è dato per “evidente”:
come
gli viene in mente!, parli per sé non per me e molti altri:
ma da
questa premessa di plagiato trarrà poi un’inferenza
corretta.
Posta
la premessa, è pronta la trappola della domanda-monstre
“Perché Gesù non ha scritto nulla?” (che significa che se
avesse scritto saremmo a cavallo!)
Appena
un passo prima del finale l’articolo, che dà per certo che
Gesù sapesse leggere, non dà per davvero certo che sapesse
scrivere:
ora,
solo un idiota (o un plagiato) non inferisce con
certezza che se uno sa leggere (e molto bene e
sofisticatamente come nel caso di Gesù) sa anche scrivere:
ma la
palude del “Mistero” non ama l’inferenza cioè il pensiero.
La
palude in cui l’autore finisce insieme a Gesù è dichiarata
nelle tre righe finali, che propongono come domanda
un’alternativa del tipo zuppa o pan bagnato, ossia o
è un Mistero o è un … Mistero:
infatti, o è “un Mistero” a noi esterno (il fatto che non ha
scritto?, Gesù stesso?, i due in uno?), o è un Mistero a noi
interno:
Qui
l’autore, nel suo non cavarsela dall’affondare nel
“Mistero”, se la cava meglio che può affidandosi a
un’inferenza:
se
le cose stanno così, allora va buca, non se ne
viene a una, non si cava un ragno dal buco né sangue da una
rapa, e tanto vale darsi per persi o dispersi.
Nel
suo avere torto egli ha una sola ragione, quella derivante
dall’avere mancato proprio lo scritto, cioè l’unica ragione
collegabile a Gesù:
ha
mancato il fatto che quei quattro striminziti Libretti che
chiamiamo “Vangeli” veicolano un pacchetto di proposizioni
chiare e distinte, che come ogni proposizione senza
occultismo si prestano alla discussione, anzi sono loro per
a produrre discussione (Gesù è tutto una disputa: “Voi dite
… ma io vi dico”).
Ne
elenco solo alcune, che sono discorso o logos senza
alcun Mistero linguistico:
1.
principio metafisico: l’ente si giudica dal suo prodotto non
dall’ente (“l’albero si giudica dai frutti” non
dall’albero). Se ha ragione Gesù, hanno torto Parmenide e
Platone e in generale l’ontologia.
2.
principio di profitto (omologo al precedente): vedi parabole
dei talenti e delle mine.
3.
principio di unità della società d’affari: il “figlio
prodigo” la ricostituisce.
4.
principio di possesso legittimo: la terra è ereditata da
coloro che non implicano la violenza (fisica, logica,
imperativa) cioè dai “miti”.
5.
principio morale: la moralità è discorsiva perché puro o
impuro non è ciò che entra nel corpo di un uomo ma ciò che
ne esce, ossia le parole o meglio le frasi.
L’elenco prosegue ed è molto interessante (niente istinto
umano, niente amore come innamoramento, niente religione).
Rammentiamo che ai tempi di Gesù l’ellenismo andava ancora
forte in seno all’ebraismo, e che egli non era certo
favorevole alla Bibbia dei “Settanta”.
Ecco
un linguaggio che non è affatto Mistero, né l’occultismo di
una innominabile “Presenza”.
Insomma Gesù è un discorso ambulante, un intelletto agente
mobilmente:
l’alternativa è che fosse un idiota:
se
strappato dalle sue proposizioni, la storicità di questo
“Signore” sarebbe la storicità di un Idiota, un Principe
Myškin dell’antichità, tanto “buono” (schizofrenico) e amato
da una Maddalena isterica (Nastas’ja):
L’idiota
dostoevskiano è la satira di una predicazione plurisecolare.
Non è
la prima volta che domando come possa accadere che tocchi
proprio a un efferato psicoanalista come me richiamare
qualche lineamento di ortodossia cattolica, a fronte del
generale smottamento di essa seguente all’occultismo del
“Mistero” e della “Presenza”.
P S
Non ho
fatto questo lavoro (sul pensiero nitido di Gesù) perché io
sia un bravo ragazzo pio (idea ripugnante):
semplicemente, avevo già fatto lo stesso lavoro per
formulare qualche proposizione chiara e distinta a fronte di
una psicoanalisi che smottava da tutte le parti.
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