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venerdì 23 settembre 2011


LA DIFFERENZA TRA DON GIOVANNI E ME
 

     L’osservazione che seguirà è di Raffaella Colombo, che alle tre donne di ieri mi invita ad associare quest’altra:


Antonello da Messina (1429 o 30-1479), Annunziata (1476)
 

     Mi piace pensare questa donna in continuità con le tre di ieri, essendo stato Antonello così toccato dalla pittura fiamminga nel secolo di van Eyck e van der Weyden.

 

     Per Don Giovanni una donna è:

     “pur che porti la gonnella”,

     e sappiamo che la “gonnella” designa una “fissa”, quella di individui sessualmente coatti sotto pretesto della natura-istinto (che vi abbiano rinunciato “castamente” non cambia nulla della coazione);

     inoltre può anche celare un sesso maschile (conosco omosessuali che hanno rinunciato “castamente”, o anche pedofili casti);

 

     per me una donna è:

     “pur che porti un libro”,

     ossia pensiero, il che ne lascia libero il sesso come tutto il resto:

     la vecchia “libertà sessuale” moderna era una favola, essendo una libertà di coatti né più né meno che in tutta la tradizione “virtuosa”:

     non si diventa liberi perché ci si butta dall’altra parte (questa demarcazione è come tale ossessiva, e infatti per l’ossessivo, poi paranoico, la donna è l’altra parte).

 

     P S

 

     Non ho mai nascosto la mia simpatia per Pio IX, indipendentemente dai suoi abiti reazionari:

     in questo caso per avere voluto il dogma detto “Immacolata concezione” (1854):

     il cui testo (che nessuno ha letto) lascia libero il sesso per il solo fatto di neppure menzionarlo, cioè senza in nulla pre-giudicarlo:

     come invece si fa da venti secoli, almeno.