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lunedì 19 settembre 2011


LA VERITA’ DI BERLUSCONI
 

     Nessuno crederà che parlo seriamente, nulla a che vedere con lo scandalo:

     non si tratta solo di cambiare Governo, ma il pensiero stesso della politica:

     il pensiero attuale trova in questo Governo un correlato, non un’antitesi.

 

     Almeno per questa volta Berlusconi ha certamente detto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, quando ha detto:

     “Voglio passare le giornate con le mie bimbe: io faccio il primo ministro a tempo perso”:

     questa frase è semplicemente esatta, corrisponde punto per punto alla sua intera azione, e nella sua esattezza è seria.

 

     Evito pudicamente di commentare, salvo osservare che non conosco un solo politico capace di commentarla:

     molta satira è stata fatta su B., senza però notare che egli stesso è una satira vivente della politica[1]:

     non ho mai approvato che questo piccoloborghese venisse paragonato agli Imperatori romani, salvo che nell’episodio in cui Caligola ha fatto senatore il suo cavallo:

     B. ha accresciuto smisuratamente la scuderia.

 

     E’ stato detto “lussuria”, ma non sono lusso alcune sgarzuole prostitute sagaci.

 

     Non siamo all’altezza del giudizio perché viviamo ancora nelle coppie pubblico/privato, serio/frivolo, esteriore/interiore, politica/cultura.

 

     Abbiamo quello che meritiamo.

 

     Il mio mestiere consiste nel rintracciare la frase da cui è fatta la vita di un uomo, e presto o tardi la trovo:

     quella sopra riferita ne è semplicemente un esempio, poi ce ne sono altre che stanno all’opposizione (non un gran che).

 

     Ma questo non è tutto il mio mestiere, l’altra parte di esso sta nell’introdurre un’altra frase, una gravitazione senza centralità, copernicanesimo politico non più fatto della coppia collettivo/individuale[2].

 

     Non amo la neutralità e per questo non ho mai nascosto di avere sempre votato a sinistra:

     pur restando (su un punto) marxista, e sapendo che la sinistra è contro Marx fino a depennare il suo nome:

     so di molti ex-comunisti - e solo B. gli fa la cortesia di chiamarli “comunisti” - che di notte si svegliano agitati per avere sognato Stalin, e hanno ragione perché sanno che Stalin avrebbe deportato loro non la destra.


 

[1] Se n’era un po’ accorto M. Bucchi diversi anni fa, mettendo in bocca a B. la battuta:

     “Io questi comunisti non li capisco: perché si ostinano a mangiare i bambini, quando si possono benissimo vendere?”

     La frasaccia odierna di B. satirizza la verità che un Governo può incidere sulla vita pubblica per meno del 5%, tutto il resto è “tempo perso”.

[2] La mia frase da anni è pura forma, che lascia a ognuno il contenuto o meglio la materia: “Non devi fare il bene - lo stalinismo non ha avuto altra aspirazione -, bensì operare in modo che esso si produca per mezzo di un altro”.