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Heine
è un perfetto ebreo, in quanto un ebreo trova sempre
l’occasione per dirsi ebreo, nei suoi fasti e nefasti.
Terminavo l’articolo di giovedì 8 settembre con un’allusione
ai “perfidi Giudei”:
una
sufficiente informazione ne è data su Google da cui, se non
da altre fonti, si apprende che anche gli ebrei chiamavano
similmente i cristiani (oltre che “goi”):
diciamo, un po’ alla leggera, “chi la fa l’aspetti”.
Io che
non nasco ebreo (e anche se volessi convertirmi ho poche
speranze), da anni dico “perfidi cristiani” (essendo
cristiano), e lo dico con precisione:
perfidi nella censura già iniziale del pensiero di Cristo
come pensatore a pieno titolo e pensatore di nuova
generazione, con la conseguenza sistematica di conservare
quell’uomo vecchio che da tale pensiero è abolito:
1°
istinto o animalità umana (“animale razionale”, “animale
politico”, “animal grazioso e benigno”), 2° amore come
innamoramento, 3° religione, 4° ontologia (quattro capitoli
di cui ho già detto e scritto).
Dalla
perfidia cristiana è annullato il pensiero di Cristo come
giuridico ed economico, un logos sovversivo del
logos greco:
fino a
fare del cristianesimo il carrozzone di questi quattro
capitoli, un carrozzone che procede su una strada tutta
buche dunque una doppia fonte di scossoni:
ma non
conto molto che le cose cambino, prevedo che resteremo
attanagliati dal nostro millenario morbo di famiglia,
meritatamente designato dal favolistico-ridicolo “ucci ucci
sento odor di cristianucci”:
non ho
dunque torto a scoprire “crétin” come derivato da “chrétien”.
“Dio”?, va bé, “Messia”?, va be’, ma la negazione del
pensatore mi risulta più grave, una crocifissione
bimillenaria:
“risorto”?, va be’, ma senza pensiero uno resta morto,
baroccamente annuvolato, e infatti molti “Paradisi” sono dei
manicomi per de-menti kraepeliniani:
concludo che il primato nella perfidia è cristiano, si
sposta così tutta la gravitazione dell’imputazione.
Esemplifico narrando un episodio vero, durante una serata a
L’infedele di Gad Lerner dove sono stato
ospite anni fa.
Un’altra persona pure invitata, non ebrea, in
quell’occasione ha raccontato di avere sentito Cesare
Musatti ricordare che una sua nonna giudicava il
cattolicesimo “una religione da serve”:
prontamente e correttamente Lerner, ebreo, le obiettò
sorridendo che questo era antisemitismo.
Per
due volte avevo ascoltato io stesso Musatti rievocare
divertito questo ricordo della nonna, ma quella sera
riflettei che se lo avessi raccontato io non sarei stato
antisemita, perché?
E’
semplice, perché autonomamente dalla nonna di Musatti lo
pensavo anch’io, anzi peggio di lei che in fondo trovavo
moderata:
pensavo che è una religione da serve-e-professori, cioè la
divisione strutturale tra il versante di chi non sa e quello
di chi sa-da-professore, distinzione che produce il
chrétien-crétin su ambedue i versanti:
ritengo che sia la Religione a comportare la coppia fissa
serve/professori, religioso e professorale sono come le due
mani, già presso i greci:
il
Prof. come il prete del sacro del pensiero (il Grande
Inquisitore dostoevskiano è un Prof.):
al
laico non siamo ancora arrivati, a parte Freud.
Questa
divisione ha poi minato il cattolicesimo fino alla
confusione tra Cattedra di Pietro e Cattedra universitaria,
con collocazione della prima nella seconda:
la
prima Cattedra presa in autonomia dalla seconda non comporta
le serve nel loro fare coppia fissa con i professori.
Posto
che i giudei siano perfidi, almeno in questo i cristiani li
hanno battuti, modesto primato.
Non
soffro del tradizionale complesso di inferiorità
(antisemita) dei cristiani verso gli ebrei:
e
l’odierno filosemitismo cristiano mi “puzza” di formazione
reattiva:
l’amore riguarda il pensiero non l’anima,
e la loro distinzione ha fatto versare molto sangue.
Ma non
è stata la vicenda ebraismo/cristianesimo a farmi scoprire
la perfidia, bensì decenni di psicoanalisi:
anche
gli psicoanalisti sono stati perfidi nel disconoscere Freud
come pensatore a pieno titolo (filosofo) e di nuova
generazione:
né mai
mi sono sognato di “battezzarlo”, e del resto non ha senso
battezzare la congiunzione di osservazione e inferenza, cui
riconduco tutto Freud, intendo la mappa (“topica”)
dei suoi temi:
Freud ha inaugurato una nuova scrittura di tutte le
mappe del pensiero rispetto ai suelencati capitoli dell’uomo
vecchio (1°, 2°, 3°, 4°).
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