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mercoledì 7 settembre 2011


“AH!”, OVVERO LA METAFISICA
 

     Anni fa ho scoperto che la parola “metafisica” come introdotta da Aristotele non era quella buona, e che questo fatto ci ha dirottato per millenni.

 

     Un esempio di metafisica tra i molti è quello della vinificazione, in cui non c’è natura ma solo metanatura, non solo alla fine ma anche al principio:

     infatti il vino non ha origine dall’acino bensì dall’”ah!” del pensiero, e lavoro di pensiero, che dall’acino si potrà ricavare qualcosa, ossia il pensiero che il frutto non è l’acino:

     da questo momento l’acino ha cambia statuto, è passato da natura a materia prima per un lavoro, il quale pure non è natura:

     “ah!”(-lavoro) + lavoro = artificio,

     e riservo la parola “metafisica” per questa equazione generale dell’artefatto:

     non dirò dunque più “questo vino è artefatto”, bensì che è artefatto male (contraddizioni, angoscia, sintomi, inconvenienti).

 

     Non mi trattengo per ora sulla ruota, che è un artefatto-manufatto non esistente in natura:

     e non è la geometria di Pitagora ad avere prodotto il passaggio alla ruota, né la ruota soffre del giudizio di imperfezione rispetto al cerchio.

 

     Un altro esempio è quello del gattino appena nato che si precipita ad attaccarsi im-mediatamente al capezzolo (è l’istinto), che non ha la mediazione di alcun “ah!” o atto del pensiero che allegato alla natura la trasfigura in metanatura:

     ora, è un errore di osservazione quello di pensare felino-morficamente il bambino:

     questo non si attacca affatto al seno, non ne ha l’istinto, è la madre a offrirgliene l’opportunità, cioè la madre gli procura l’“ah!” per procura:

     una delle pecche della “matern-ità” - deleteria essenza - sarà di estendere la sua procura illimitatamente.

 

     E’ da qualche millennio che si nega l’osservazione che è così anche nell’interesse per i sessi:

     nella realtà umana i sessi esistono solo trasfigurati rispetto alla loro frigida natura, come quella dell’acino prima dell’“ah!”:

     sono trasfigurati anche quando “normalmente” li incontriamo sfigurati, e poi chiamiamo “istinto” questa turpitudine metafisica:

     sì, metafisica non morale, nell’uomo la moralità è squisitamente intellettuale:

     assistiamo a sessi artefatti male.

 

     Dopo la mia e altrui lunga vicenda di equivoci morali ufficiali ma inconsapevoli, ho concluso che esiste sì una ragione per dedicarsi alla castità, ma una sola:

     è la medesima del farsi razionalmente astemio, quella di uno che decide così fino a nuovo ordine, ossia finché troverà del buon vino.

 

     La mia equazione riguarda, e al primo posto, la genesi del pensiero, quando si assuma il pensiero di un altro come propria materia prima:

     questo non lo dice nessuno, e si ripiega sulla patetica idea del “dialogo” in cui nessuno dialoga con nessuno a partire da Socrate.

 

     La condizione servile di grande parte dell’umanità, cui la democrazia non basta, deriva dalla negazione del fatto che la metafisica ossia il pensiero stesso è la prima attività umana:

     anche il pensiero può essere metaforicamente manufatto:

     posto un pensiero (udito, letto) per questo può valere l’equazione: ah! + lavoro = artefatto:

     ma la storia del pensiero ha raramente seguito questa formula, dando come risultato molta cattiva metafisica, ostile al lavoro lasciandolo servo (pensiero greco schiavista).

 

     E’ su “tutti metafisici” che si regge la psicoanalisi:

     è il senso della parola freudiana “metapsicologia”, ma nei decenni è stata attaccata, anche dagli psicoanalisti, proprio questa parola.

 

     Freud ha scoperto la nevrosi come artefatto metafisico e così (diversamente) la perversione.