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venerdì 15 luglio 2011


UNA GALLERIA DI QUADRI
 

     Come rivoluzionario francese non avrei ghigliottinato Luigi XVI e Maria Antonietta, né come rivoluzionario bolscevico avrei giustiziato Nicola II Romanov e la sua famiglia e, non perché meno rivoluzionario, li avrei tenuti come Galleria, prima e dopo la loro morte:

     naturalmente li avrei voluti reazionari, per tenere vivo il confronto con il prima senza censura, o riforma.

 

     Dell’Ancien régime - ma oggi lo chiamo “uomo vecchio”, tanto più presente in era postrivoluzionaria -, e in particolare della mia psicopatologia, devo fare una Galleria se voglio guarire, e visitarla di quando in quando:

     la Galleria sostituisce i fantasmi.

 

     Della mia psicopatologia fanno parte i “miei vecchi”, come si dice:

     anch’io ho avuto i “miei morti”, e preferisco quelli che non hanno posto le loro ipoteche di vita sulla mia, cioè che sono morti davvero:

     i melanconici sono quelli che non muoiono mai nemmeno nella fossa, e lasciano in me le loro leggi non scritte dette “degli dei”.

 

     Intendo una galleria di quadri indubbiamente astratti non realistici, metafisici come ha tentato di esserlo la pittura metafisica di De Chirico:

     saremmo artisti se mettessimo in cornice i quadri (non ritratti) delle nostre patologie.

 

     Uno potrebbe anche invitare gli amici a visitarla, facendone il Cicerone:

     con ciò non farebbe confidenze private, il che sarebbe dimostrato dal fatto che molti vi si riconoscerebbero, ossia dall’universalità del quadro.

 

     Avremmo collezioni private aperte a un’Esposizione universale dell’uomo vecchio e della patologia:

     in cui verrebbero onorate le prodezze degne di miglior causa dell’atto di pensiero dell’io fuggitivo e compromissorio degli autori.

 

     P S

 

     E’ ciò che non sappiamo fare noi psicoanalisti quando esponiamo dei casi.