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Rammento che “fesso” è da “fendere”, divisione del pensiero
o dell’io, e la stupidità che popolarmente designa è quella
derivata dalla divisione stessa.
Scrivo
in memoria del mio amico Rino Criscuoli, eccellente e
versatile operaio in due mie successive abitazioni, e
praticamente ex padrone di casa mia nella sua affidabilità:
devo a
lui in particolare l’uso che da anni faccio della parola
“operaio” riferita a me stesso, con speciale riferimento a
questo Think! quasi quotidiano.
Da lui
napoletano ho preso questa espressione il giorno in cui
-
glacialmente furibondo perché l’architetto per il quale
lavorava aveva fatto ricadere su di lui la responsabilità di
un proprio errore -,
condensò in questa espressione la sua ira.
Ho qui
l’occasione di ricordare l’onore tributatomi anni fa a
Napoli, mentre pranzavo con alcuni di fronte a Castel
dell’Ovo appena dopo la conferenza che avevo appena tenuto,
consistito nel sentirmi dire da una collega napoletana:
-
Giacomo, sei cinico come un napoletano!:
è
stato come se mi avessero conferito la cittadinanza
onoraria.
Che la
si dica o no in napoletano, quella è la frase da cui prende
le mosse la guarigione:
frase
che prende atto che c’è stato un inganno al quale non ho
saputo dire di no, per amore presupposto ovvero per giudizio
presupposto di affidabilità, che ha avuto l’effetto di
rendermi “fesso”:
e il
peggio è ancora da venire perché, fesso restando anche da
perverso, replicherò passando io stesso a offensore in una
sorta di associazione per delinquere.
E’ una
Associazione molto vasta benché informale, i cui adepti
sanno riconoscersi come per istinto, basta una parola:
non penso che la criminalità organizzata faccia più
danni. |