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Un
bambino di sei anni ha occasione di entrare nello studio
della giovane zia psicoanalista, e più tardi commenta:
- Io
so che cosa fa lo Psicologo:
uno va
sul suo lettino e gli dice che vuole venire via da casa, e
di aiutarlo a trovare un lavoro.
Lo so
dalla zia stessa, che ha giudicato “simpatico” il bambino:
le ho
suggerito di unire alla simpatia la stima, possibilmente
senza quel sorrisino compiaciuto dell’adulto che fa da
censura a tutto ciò che di valido sanno dire i bambini.
In
generale, gli adulti censurano il fatto che il bambino
osserva e giudica tutto, e ne hanno terrore:
cioè
pensano il bambino come il Gargantua terrificante di
G. Doré.
Ma in
fondo anche Rabelais lo pensava così, tanto da fare poi
subentrare l’educazione per addolcirlo.
Nel
censurare il bambino, l’adulto fa entrare in funzione la sua
precedente censura, e il ciclo ricomincia.
La
frase di quel bambino fa scuola di psicoanalisi.
P S
Questo
bambino:
1° ha
correttamente unificato Psicologo e Psicoanalista,
2° solo lui è scusabile di avere detto “lettino”. |