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Rincaro su sabato-domenica 2-3 luglio, Purezza e salute.
Una
ventina di secoli fa avrebbe potuto accadere (geschehen,
non il greco divenire o werden) qualcosa,
semplicemente perché annunciato ossia proposto, e
praticabile:
ma se
ciò non si verifica entro un tempo determinabile, questa
situazione di non accadere si chiama “preclusione” (la
forclusion lacaniana).
Tutta
la popolazione sa che cos’è anche quando non conosce questa
parola:
c’è
ogni qual volta si fa un’istanza di iscrizione
(all’Università, a un Bando di concorso) aldilà dei termini
cronologici prefissati.
Ho
alluso sopra a un’antica preclusione, quella di una
rivoluzione della morale rimasta nell’inadempienza più
rigorosa di quel possibile proposto ma non praticato:
Gesù
aveva rifondato la morale precedente in ogni tempo e luogo
sull’atto di parola (o meglio di frase) con la proposta che
riformulo:
il
giudizio morale - approvazione prima che riprovazione - si
deve riferire all’atto linguistico prima che a ogni altro
atto (“Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo, ma
ciò che ne esce”, Mt 15, 11).
Dalla
preclusione di questa rivoluzione morale, ha avuto inizio la
difforme cascata bimillenaria di tutto ciò che può accadere
come resto in seguito a ciò che non è accaduto.
I
primi caduti sul campo sono stati i sessi senza pietà per
nessuno, l’impurità venendo collegata a ciò che entra nel
corpo della donna, salvo poi riscattarla con ciò che ne
esce, il bambino:
donde
poi il destino, e rio destino, del bambino ridotto a
funzione di riscatto o, con la parola di Freud,
risarcimento.
Non si
è potuto neppure pensare né dire che si è
trattato di un bivio logico tra due diverse Civiltà.
Sono
poi passati diciotto secoli perché la medesima proposta
morale si ripresentasse per opera di Freud:
in cui
morale è la frase o atto linguistico senza omissione né
sistematizzazione:
così
cambia anche radicalmente il contenuto di
moralità-immoralità, immediatamente collegato com’è con la
verità (con v sempre minuscola).
Questi
diciotto secoli non sono stati completamente gettati, perché
hanno consentito anche solo il pensiero del collegamento tra
moralità e salute “psichica”, che è salute del pensiero in
quanto tale.
Poi
abbiamo ricominciato a gettarli avversando l’abc di Freud,
in tutto poche idee chiare e distinte.
Non
dovrebbe sfuggire il legame morale-pensiero,
morale-intelletto, morale-ragione.
J.
Lacan collegava la psicosi con una preclusione (quella del
“Nome del Padre”), e gli riconosco ragione, ma non ne ha
detto molto di più.
La
chiusura dei manicomi (cfr. Basaglia) non ha prodotto di
meglio di essi, semplicemente coincideva con la scoperta che
la open society come manicomio andava altrettanto
bene, o male.
La storia del Cristianesimo è stata un formidabile e
unico ricettacolo di tutta la psicopatologia (nevrosi,
psicosi, perversione), ma regolarmente disconosciuta
(ricordo R. M. Bell, 1942, it. 2002, La santa anoressia). |