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Il
Diritto, quello che chiamo Secondo detto statuale, nella sua
necessaria parzialità nel configurare gli affari o
comportamenti umani - questa precisazione meriterà di venire
estesa - introduce nella convivenza civile una limitata
misura di normalità che diversamente mancherebbe.
In
passato scrivevo l’aforisma:
due
sono le Città: una è quella dei malati:
l’altra e prima è quella del Primo diritto, quel Diritto
anch’esso positivo che chiamo anche Regime
dell’appuntamento, che è il regime della normalità o salute
psichica o salute del pensiero (condensato in un altro
aforisma “La vita psichica è una vita giuridica”).
Rammento la mia definizione di isteria come quella che
obbedisce alla legge patologica “Aspettami, io non vengo”
ovvero s-vengo:
segue
lo svenire comunemente noto, diciamo quello immortalato da
Charcot, come un suo caso particolare.
Le
diverse patologie - 1. nevrosi, 2. psicosi, 3. perversione,
4. psicopatologia precoce - sono le diverse forme di
s-venimento dall’appuntamento, e in questo senso e solo in
questo senso sono tutte sociali.
Il
Diritto comunemente inteso pone parziale riparo alla
patologia.
Se
muoviamo dall’adagio latino recepito dal Diritto
internazionale e civile, “pacta sunt servanda” - i
patti sono appuntamenti con un contenuto definito -, il
Secondo diritto rende obbligata l’osservanza di alcuni tra i
patti, anzitutto i contratti.
Ma
anche il Diritto penale lo fa:
per
esempio punendo l’omicidio esso rende obbligata la
condizione generica della possibilità del regime
dell’appuntamento, e della Società come quella che
predispone tale possibilità per tutti, perché con i morti
non può esserci appuntamento.
P S
Così
dicendo sono appena intervenuto in un dibattito mai risolto,
ossia sulla relazione tra la punizione penalistica
dell’omicidio e il Comandamento “Non uccidere”, comunque ne
sia interpretata la fonte:
il
Diritto non è morale (comunque intesa) distinta dal Diritto
appunto:
esso
assicura la Società come l’ambito universale, cioè
riguardante tutti, in cui l’appuntamento è possibile.
Diventa così più tangibile, e non extra- o sopra-giuridica,
la parola “Giustizia”:
essa
designa ciò che manca al Diritto per essere completo:
per
esempio l’ingiustizia salariale, diffusa e flagrante, limita
materialmente fino all’estremo la possibilità
dell’appuntamento:
la
patologia la limita in altro modo ma con lo stesso risultato
antieconomico.
Il
Primo diritto provvede alla Giustizia prima di attendere
(“campa cavallo!”) che si completi il Secondo.
La mia
critica del Comunismo - che ritengo essere la medesima di
Freud - è che questo attendeva-prometteva la completezza del
Secondo senza neppure concepire il Primo, che pesca nella
competenza-iniziativa individuale, senza attendere il
collettivo:
identica è la mia critica del Sindacalismo e insieme della
Sinistra (che nulla hanno a che vedere con il Comunismo):
neppure concepiscono un Primo diritto.
A breve parlerò di Microcredito, Sindacati,
Psicoanalisi secondo un medesimo legame logico.
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