MA TU CE l’HAI L’INCONSCIO?

Sabato-domenica 17-18 giugno 2017
in anno 161 post Freud amicum natum

Questa domanda si pone a tutti, contrariamente a quel che si crede:
in breve, dico che l’“inconscio” bisogna meritarselo (non è come i fatti ereditari, congeniti, passivamente acquisiti):
è il caso del bambino, che se lo è meritato con le sue buone opere (ma guarda dove ho collocato il vecchio linguaggio teologico!).

Il suo non è l’inconscio come lo conosciamo noi nevrotici, è semplicemente pensiero senza ancora la distinzione della coscienza (omissione e sistematizzazione):
una volta costituitasi l’inimicizia al pensiero, si costituirà la coscienza come difesa svantaggiosa e deformante, e rimarrà il pensiero che spesso si accontenta di irruzioni episodiche – sogno, lapsus -, ma non solo – Cristoforo Colombo che non ha ceduto su un suo pensiero contro la povera avara coscienza di certi contemporanei:
questo pensiero ha sempre un agente con soggetto grammaticale.

Colombo è stato come il bambino che a due anni ha superato due volte Mozart (tra le sue buone opere).


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