IL VELO DI ADAMO

Recentemente un giovane arabo, vivace, che parlava un discreto italiano, è stato intervistato in Piazza della Stazione da una giornalista sul velo femminile, con risposte come queste:
“Senza velo è come se una vostra ragazza in mezzo agli uomini si togliesse il reggiseno, è una troia!”

Mi è piaciuto, e subito ho pensato non a Eva ma a Adamo (sono cose che ho già detto):
appena dopo quello stupido insensato incomprensibile “peccato”, si nasconde, si vergogna, arrossisce cioè si mette il velo (diventa nevrotico, inibizione sintomo angoscia):
Eva in un primo momento no, anzi mangia disinvoltamente la mela ed è così carina da regalarne a lui:
è solo in un secondo momento che cade nella medesima patologia, e il velo passa a lei, mentre nel primo momento il sesso  debole era l’uomo.

Non conosco molti uomini guariti, guariti dal velo e dalla sua trasmissione forzosa.

Nella civiltà, nella salute, l’abito non è nascondimento, inibizione, è moda, esibizione, eventuale velo compreso per uomini e donne:
una Eva di oggi potrebbe essere tanto carina da regalare il velo a un uomo.

lunedì 19 giugno 2017


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