IL SINISTRO VALORE DEI POVERI

L’osservazione forse principale di Marx è che il Capitalismo ha avuto inizio da una rivoluzione giuridica riguardante la libertà:
cioè dall’abbandono della servitù della gleba a favore della libertà individuale di vendere sul mercato la propria forza-lavoro come una qualsiasi merce:
Marx ha chiamato questo nuovo uomo “individuo astratto”, notoriamente povero, che trova nel suo valore salariale il valore dei poveri.

Sappiamo, o crediamo di sapere, come è naufragata la successiva rivoluzione comunista, ma almeno Marx ed epigoni hanno cercato di parlare all’uomo non come all’individuo astratto (hanno provato a parlarne come di un soggetto rivoluzionario), e di fare un Partito che non fosse il Partito dei poveri (o dei “ceti deboli”) cioè un Partito conservatore dello status quo, ossia ciò che si chiama “sinistra”.

Con i poveri non si va da nessuna parte. e non si tratta di chiamarli “non abbienti” come i ciechi si chiamano “non vedenti”:
vero che ai poveri restano gli occhi per piangere, e gli resta anche la voce per gridare, ma le grida dei poveri non hanno mai smosso niente, e non arrivano neppure alle orecchie giuste.

martedì 20 giugno 2017


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