FALLIMENTO DELLA TRISTITIA

Devo a Maria Delia Contri, nella sua Introduzione al Simposio di sabato scorso, l’avere compreso che la seconda versione freudiana della pulsione di morte come ostilità, aggressione, distruzione, designa l’inimicizia per il pensiero, la morte del pensiero come meta:
nella sua prima versione infatti designa la pace del pensiero verso la morte del corpo come riduzione allo stato inorganico (“C’era una volta che morire era facile”).

Nella seconda versione designa l’ostilità mortifera al pensiero come ostilità all’universo o al legame sociale (melanconia o  tristitia):
ma in questo caso la meta fallisce, il pensiero risulta mortificato, umiliato ma non morto:
e restando vivo nulla impedisce che ci ri-pensi, che non continui a impuntarsi.

L’impuntarsi è l’irrazionalità propria della razionalità coscienziale:
“mi spezzo ma non mi piego”, o anche – per alleggerire l’atmosfera greve – la nostra ironia di ragazzi verso qualcuno che “tira diritto in curva”.

lunedì 26 giugno 2017


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