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UNA FRAGOLA AL CUORE

Mi è sempre rimasto impresso da prima dei vent’anni un racconto dello scrittore americano Sinclair Lewis (1885-1951), ambientato tra altri in un’America “profonda”, provinciale, grossolana, ottusa, all’occorrenza violenta (c’è anche il Ku Clux Clan, poteva trattarsi del Mississippi).

Ne ricordo la vicenda di due personaggi, un giovane torpido, appunto grossolano provinciale ottuso, “fronte bassa” come si dice, e una ragazza generosamente provocante, camicia sbottonata su floridi seni, allacciata in vita sopra l’ombelico, jeans attillati (non escludo che il mio ricordo ci abbia messo qualcosa), neppure lei è segnalata per vivacità intellettuale, né tra i due è descritta una corrente erotica:
i due si aggirano senza meta in un giardino o forse orto, per soffermarsi di fronte a una coltura di fragole:
dopo un istante infinito il giovane raccoglie la più rossa, grande, matura, succosa, e ciack!, la spiaccica fulmineamente tra i seni della ragazza:
fine del racconto.

Cui associo la battuta celebre di un western di Sergio Leone, “al cuore Ramòn, al cuore!”

Parlavo ieri dell’assillo distinto dall’eccitamento:
nel paradiso degli emoticon potremmo inserire quello della fragola.

L’inventario della violenza rimane censurato.

martedì 16 maggio 2017

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