PROMEMORIA

[Ho appena inviato questo Promemoria ai Soci della “Società Amici del Pensiero.]

Promemoria di Giacomo B. Contri

Dedico la mia vita alla costruzione dell’Ordine giuridico del linguaggio, che chiamo Prima Costituzione, lavorando giornalmente mattone dopo mattone all’amicizia del pensiero, e secondariamente da dietro un divano:
la psicoanalisi è una derivazione di tale amicizia, essa viene logicamente per seconda anche se storicamente per prima.

Ho creduto bene che alla medesima amicizia di singoli si collegasse anche una Società di persone chiamata “Società Amici del Pensiero”, eventualmente peritura nel suo respiro leggero.

Per questo Ordine saremo davvero pronti solo all’ultimo dei giorni, ma nel frattempo almeno alcuni profittano del portarsi avanti  per sé e per tutti.

Ciò facendo opero e operiamo quello che a J. Lacan non è riuscito:
pur sempre avendovi egli girato intorno, benché senza concludere:
io ho realizzato ciò che questo girare denotava circoscrivendo un campo (per questo non ha fallito, ossia perché ha lavorato produttivamente):
ho fatto fiorire il suo deserto (così egli qualificava la “pila” dei suoi scritti):
quel deserto in cui si aggirano come anime in pena i “lacaniani”, mentre io sono sempre stato freudiano, così come d’altronde si è radicato J. Lacan che si è sempre definito freudiano:
egli ha sempre posto Freud come termine di paragone (“campo freudiano”), in caso diverso da questo radicamento avremmo avuto un nuovo Jung con venature kleiniane e winnicottiane, nonché mistiche.

Mi è appena stato chiesto da Giorgio Tonelli quando terminerò il mio libro su J. Lacan, annunciato vent’anni fa con il titolo La doppiezza di Lacan:
ebbene, l’ho scritto in meno di una riga appena sopra:
medito di scriverlo presto per esteso, e con diverso titolo, in poche decine di pagine, e senza trascurare che in questi anni l’ho già scritto in forma disseminata.

Chissà quanti sono i Soci effettivi della “Società Amici del Pensiero”?, forse pochi, ma non conta contarli:
PS: per lapsus ho scritto “affettivi”, e lo sottoscrivo:
penso al legame economico e sociale ravvisato da Freud tra rappresentazione e affetto, legame di cui c’è fissione nella patologia, e volontà di fissione nell’agente patogeno (invidia):
ne risulta il “significante” lacaniano, separato dal pensiero il che ci fa stupidi (patologici).

Milano, sabato 26 gennaio 2013

mercoledì 30 gennaio 2013

 


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