NOIA: QUESTIONE PSICOLOGICA, MORALE, POLITICA, TEOLOGICA

[Scritto per una rivista].

Riferisco un’esperienza condivisa con molti, il cui sapore non è meno filosofico che psicologico:
nella mia seconda infanzia, non nella prima, invidiavo il cane dei vicini nel giardino sottostante la mia finestra, perché lui non si annoiava, non aveva il problema di sapere che fare.

In questo momento, il bambino prende a domandare (alla madre, poi ad altri intendo dei boss) che cosa deve fare.

Che cosa è successo? In lui si è ammalato il rapporto con il tempo:
prima il tempo era al servizio del bambino, che non sentiva il bisogno di riempirlo, il tempo era preventivamente benefico come tante altre cose (aveva ancora un rapporto ereditario con il reale);
poi il tempo è caduto sotto l’imperativo o dovere di riempirlo:
mi viene spontanea l’analogia con i lavoratori della vigna evangelica: che attendono senza angoscia né noia che qualcuno li chiami.

Si tratta di due specie diverse e opposte di attesa.

Nel mio caso, per fortuna sono diventato presto un grande lettore, di mia iniziativa ossia non per vincere la noia, il braccio di ferro con il tempo:
leggere è una risorsa, è farmi chiamare da ciò che coltivo.

Osservo che il tempo della noia ha due tempi:
il primo passivo, si subisce la noia;
il secondo attivo, si diventa noiosi ossia attivi nell’annoiare come atto contundente:
la noia è una questione morale.

La noia è anche una questione politica, vedi il “Che fare?” di Lenin:
il comunismo stalinista oltre al resto è stato noioso.

Di passaggio, e pronto alla discussione:
poche cose trovo noiose come il mare greco:
dal quale il pensiero greco si distingue solo perché la noia la milita.

La frase “Non ho il tempo di annoiarmi” annota ma scorrettamente la relazione della noia con il tempo:
si dovrebbe poter dire “Ho il tempo di non annoiarmi”:
è lo schiavo a non avere il tempo di annoiarsi.

La noia è il clima spirituale dell’Utopia (ancora Platone, poi T. Moro), in cui qualcuno dà comandi a tutti (gli dice che fare) affinché nessuno abbia il tempo di annoiarsi.

É il bambino dell’iniziativa, ossia senza noia, quello che piaceva a Gesù (il bambino della prima infanzia, òi mikròi):
non il Gesù che zuzzerella con i bambini nella “Passione secondo Matteo” di Pasolini.

La noia è anche una questione teologica:
in Paradiso ci si potrebbe annoiare? (parlo dei Novissimi):
l’eternità platonica è una truffa, perché propone di annullare la noia (e l’angoscia) annullando il tempo.

Milano, 23 ottobre 2007

 


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